Uberlin o meglio il declino di un posto personale

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Cosa fare se un città ti deprime, se gli spazi sono muri sgangherati ed i campi cimiteri, con qualche albero resistente dai frutti maculati? Mi sembra tutto una grande macchia. In molti sono scappati: via dal mare che fu, via dalla Montagna, dai tratturi su e giù per i paesini ad incastro. Questo treno, quando c’è, sfila su un circuito di malefatte e messe in scena. Crash land no illusions no collision no intrusion my imagination run away I know, i know, i know what I am chasing i know, i know, i know that this is changing me cantano i Rem, mentre io penso che ci sto a fare ancora qui, ora che anche le porte dei miei luoghi sono sigillate e le luci sul palcoscenico si sono esaurite. Mi tornano in mente titoli e spezzoni sparati nella bolla dei media: “Nessuno si salva da solo” o “Brucia l’inferno, amore mio”. Parole fuori contesto che associo alle emozioni del momento. Sempre le stesse emozioni, quelle che mi hanno sospinto fino a quei vicoli di taverne ed osterie e che, controvoglia, ho raccolto sul tappeto di casa, sull’uscio. Proprio là dove le avevo lasciate non appena ho allacciato la cintura di sicurezza e sono volata via. Là, da dove le ho solo scacciate, come uno strato di polvere, senza combatterle, distruggerle del tutto. Questa pesantezza è come una marea, e la luna che le governa è il viaggio, la grande fuga. Gli altri ogni tanto ritornano e sono passeggeri distratti. Questi luoghi sono la loro sala d’aspetto, la loro puttana. La usano e poi vanno dove useranno altre cose, col pregio che dove si nascondono le risorse non scarseggiano. O forse non useranno niente, saranno cittadini virtuosi, perché lo schifo chiama lo schifo, il bello chiama il bello, giusto? Anche il mare non lo guardo più. Mi fa arrabbiare, così preferisco detenerlo nel cuore, nell’anima. Fisso solo i miei passi sgangherati. Gli occhi giganti su questo purgatorio che attraverso ogni santa mattina e che a furia di cercare a tentoni una riva più scintillante, l’hanno trovata e non riescono a dimenticarla.

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