L’odore dei libri

L’odore dei libri
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Sono rimasta sorpresa quando ho scoperto che a due passi da casa mia c’è un rivenditore Einaudi. Non è una libreria, ma un fornitore. Ho bussato, sono entrata e ho comprato “I mandarini” di Simone de Beauvoir. Il commesso, sulla sessantina, mi ha scambiato per una liceale e pensava che il libro me lo avessero consigliato a scuola. “Un libro un po’ tosto” mi ha detto. Io ho riso, spiegandogli che ho 28 anni e che quel libro non me l’ha consigliato proprio nessuno. “Sono le mie letture” ho replicato e lui si è complimentato.
Se vivessimo a Milano o a Napoli città una scelta del genere passerebbe inosservata, ma a Torre Annunziata chi vuoi che legga Simone de Beauvoir! 
Chiacchierando, ho scoperto che questo gentile signore conosceva mio nonno. Ricordava la libreria, i libri impilati sugli scaffali, il bancone, la cassa, l’odore di pastelli, di gomma, e colla. Già quell’odore, lo sento anche ora che scrivo, lo sento e mi commuovo. Sono legata profondamente a queste immagini: sono le tracce tangibili di un’infanzia felice, colorata, tra libri, fumetti, album e raccolte di fiabe.
Mio nonno è stato tra i primi librai di Torre Annunziata. Mio nonno era Luigi Parronchi, cugino del poeta Alessandro Parronchi. Aveva origini fiorentine, suo padre, infatti, era senese d’origine.
In casa dei miei nonni ho respirato cultura da subito. Anche lo studiolo, una volta camera di mia madre, era ingombro di carte, penne, fogli e libri, libri, libri. Ho passato ore intere a leggere, a colorare, a sognare. Se oggi nutro questa passione indicibile per la lettura, se venero il libro come una reliquia, è grazie a mio nonno.

Amo i librai, l’odore della carta, la ricercatezza delle parole. Sono una romantica, e nei libri ritrovo la bellezza della ricerca, la complessità dell’esistenza.

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