Ma chi sarà mai questo incivile?

Ma chi sarà mai questo incivile?
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Ci sono favole metropolitane che non si fondano sull’esame incontrovertibile dei fatti, che non possono essere approcciati con la freddezza giornalistica. No, sono percezioni, eventi, leggende che sfociano nella prassi consolidata, nella reiterazione acritica e che, alla fine, si solidificano come pietra lavica. Parlo del modus vivendi della gente nata e cresciuta a Napoli, non di tutta intendiamoci, ma di quella scorza dura e duratura che vanta la fama del buon nome della città. Potenziali pensionati galleggiano sulle sedie davanti alle scrivanie degli uffici comunali, benefattori in cerca del nuovo candidato di turno, pronti a votare il novellino in nome di un atavico “do ut des”. Nelle sale del potere locale la filosofia del favore, dell’amicizia e del protezionismo assumono sfumature diverse, ed anche i più giovani dimostrano di aver perfettamente aderito al modello culturale di massa. Quali speranze?
E mentre Napoli e provincia affogano sotto i sacchetti neri della monnezza, qualcuno inveisce contro ipotetici incivili: “qua la gente è incivile” si lamenta qualcuno, scandendo il refrain in un dialetto incomprensibile ai più. Eppure i colpevoli restano anonimi: tutti li cercano ma nessuno, ahimè, li trova

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