Mancarsi di Diego De Silva: amore o non amore?

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Su Mancarsi di Diego De Silva, scrittore e giornalista napoletano, ne hanno scritte e dette tante.  Un romanzo sull’amore, sul non amore, sul bisogno di essere amati, sugli amori mancati che fanno girare il mondo e la fantasia degli esseri umani. È tutto vero, o almeno in parte.  Questo libro – breve e zeppo di sospensioni emotive – è più che altro un esperimento con intenti meno pomposi e assolutistici delle definizioni snocciolate poc’anzi.  Attraverso i personaggi di Irene e Nicola – due ragazzi normali, direbbe qualcuno –, l’autore prova a definire l’intrico dei sentimenti (la passione, prima, l’abitudine e le sue trappole, dopo). Com’è che la persona che credevamo l’altra metà della mela ci pare cambiata? Non saremmo per caso noi ad aver invertito la prospettiva delle cose? E se così non è, come succede che un rapporto si allenta e perde vigore e luce? Dipende solo dal caso o ognuno ha la sua buona dose di responsabilità nella riuscita (se così si può dire) di una relazione amorosa? Un gomitolo senza risposte e nemmeno un finale chiuso. Un lavoro corporeo nei suoi slanci ponderati eppur irrazionali, nei suoi tentativi di acciuffare il senso – o il non senso –  dell’innamoramento e della vita in due.

Irene e Nicola vengono ripresi a turno, un capitolo per l’una, un capitolo per l’altro. Non si conoscono, anche se frequentano lo stesso bistrot e siedono, ad orari diversi, allo stesso tavolo. Sono reduci di storie naufragate. Le loro vite condensano segreti, domande irrisolte, abbracci ormai di vapore, pensieri con le ali di cera. Il passato è un tizzone che stenta a spegnersi: non è facile accantonare, accantonarsi, tenere fede alle promesse di non scendere ancora a compromessi.

Sono due binari Irene e Nicola.  Due viaggiatori.

De Silva li segue, ne ripercorre le strade: i silenzi, le discussioni, le crepe, i baci per non dirsi addio, la liberazione che segue alla separazione di una coppia imbolsita. Si incontreranno nella loro ritrovata individualità? Forse, ma prima del traguardo, conta il percorso. Ecco, “Mancarsi” è un libro sul percorso, su quel briciolo di esperienza che uno colleziona vivendo.

È un romanzo letterario, non solo per la giustezza delle parole, la leggerezza della scrittura che insegue gli avvenimenti con discrezione, ma anche – e soprattutto – per la ricerca umana che innesca.  La penna – che avanza per sottrazione – osserva, s’arrischia a schiudere spiragli, a dare corpo ai pensieri degli altri, alle parole comuni che gorgogliano senza sfogo tra la gola e la bocca, e rimbalzano in testa, come mosche dietro un vetro. Nei loro ragionamenti privati – ma che non per questo scadono e declassano – Irene e Nicola ci gettano l’anima, anche se alla fine quello che cercano sono solo due occhi in cui riconoscersi e poter quindi dire «eccoti, finalmente».

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