Marito, se non collabori, io divorzio

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Pare che la fine di un matrimonio arrivi dopo 16 anni dal sì. Ho letto questa notizia oggi e ho pensato due cose: la prima è che 16 anni sono comunque tanti. La seconda è che le signore sedute accanto a me in circumvesuviana qualche giorno fa direbbero la loro sull’argomento molto volentieri. Le care signore, infatti, erano tutte divorziate e per caso (una parola tira l’altra) si sono ritrovate complici d’invettive contro quei poveri cristi dei loro ex. Al di là delle carinerie verbali che ciascuna ha riservato al marito di un tempo che fu, a richiamare la nostra attenzione sono le motivazioni di tanto scontento, ancora vivido. Ebbene: le signore lamentavano un’assoluta mancanza di collaborazione in casa da parte dei loro uomini.

Denunciavano in particolare:

  • il fastidioso vizio di lasciare sul tavolo bottiglie vuote, piatti e tazzine sporchi
  • l’intollerabile vizio di spargere per casa biancheria sporca
  • l’insostenibile vizio di non muovere un dito, in nessun caso.

I beneamati pensavano forse di aver sposato delle tuttofare, ma è evidente che hanno toppato. Ad esempio: una delle donne argomentava la triste decisione del divorzio come una soluzione benefica ed inevitabile. Spiegava alle altre che ha sempre lavorato a tempo pieno e che la gestione del nucleo familiare e la sua organizzazione pesavano su di lei, ingiustamente. “Non mi sarei lamentata se lui mi avesse ricoperta d’oro, offrendomi comodità e benessere. Ma così non è stato. Non potevo tollerare di fargli da serva” spiegava la più avvelenata del gruppo, a volte in dialetto napoletano.Quello che sognavano queste donne era un alleato e invece si sono ritrovate in camera un bradipo fuorviato dalle eccessive attenzioni materne. Sappiatelo: le donne che lavorano desiderano solo un uomo che le supporti e non le faccia sentire sole. Anche se dicono ce la faccio o no grazie.

Non c’è una frase più ricorrente tra donne sposate de “il mio lavoro inizia quando esco dall’ufficio” o un incubo peggiore dello scontentare il maritino con un piatto che non gradisce o del disturbarlo con il rumore della fontana o dei piatti, mentre lui guarda la tivù. Con questo non sto dicendo di non incanalare i vostri nobili sentimenti anche verso i fornelli. No. Sto dicendo che se tra le quattro mura condivise non ci si impegna in due, tanto vale prendere soldi e bagagli e darsela a gambe, come hanno fatto le protagoniste inconsapevoli di questo scritto. Come dice Giulia Siviero (Il Post): per ogni donna che lavora ci vorrebbe una moglie.

 

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