Morire per caso una sera a Napoli

Morire per caso una sera a Napoli
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Morire per sbaglio. Ora ditemi, vi pare possibile? Tutti dobbiamo morire, ma morire sotto una scarica di proiettili per un errore di persona è un abominio, un pensiero che una persona onesta, “normale”, come ci piace tanto dire, rifiuta tout court.E invece è possibile.

È possibile che un trentenne di ritorno da casa della fidanzata venga crivellato con 14 colpi di pistola a bruciapelo. Partono le indagini, balzano fuori le prime indiscrezioni: la vittima con la camorra e la guerra di Scampia non ha niente a che vedere.  Le autorità non hanno ancora confermato ufficialmente l’errore di persona, eppure a Cardito, paese d’origine della vittima, lo danno per scontato. Certe cose si sanno. Si sa se una faida della malavita ti riguarda, se hai dei precedenti, se esiste almeno  una spiegazione al fatto che dei killer ti cercano per farti fuori. Perciò io credo all’errore di persona.  Credo all’orrore dell’indifferenza, credo alla sensazione di smarrimento che ti attraversa il corpo davanti ad una cosa del genere.

Come ci si sente quando ti accorgi che ti hanno puntato un’arma contro e parte, incessante, una gragnola di proiettili? Ce l’hai il tempo di domandarti perché, come mai? O scatta solo una paura furibonda, ancestrale che ti spinge a scappare? Non lo so, e spero di non saperlo mai. Quello che so è che se tacciamo pure questa volta sarà come coprire questo orrore, come digerirlo.  Io sono stanca di digerire porcate, di mandare giù l’intollerabile. Mi pare di bere sangue, mangiare merda. Mi pare che l’ordine naturale dell’esistenza si stia sovvertendo. Potevamo esserci noi al posto di questo ragazzo: io, tu, o un nostro caro. Se non ci prendiamo la responsabilità di questo morto sarà come dire ok, potete ammazzarci uno a uno, quando e come volete.

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