Nina Berberova: l’impalpabile sulla carta

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Russa, di San Pietroburgo, ma di fatto parigina e pure americana. Un’esiliata, che ricorda, per destino e ardore narrativo, ma non per stile Agota Kristof. Parlo di Nina Nikolaevna Berberova, scrittrice. Se la sceglierete, incrocerete frasi corpose, storie difficili, solitudini che si sfiorano e non guariscono. Leggerla è come provare ad afferrare l’impalpabile: umori, impressioni, ricordi. Emotività. Forse sarà per questo che piace tanto alle donne, ma non consideriamola una verità, solo un’indicazione di massima. Di lei Adelphi, Guanda, Passigli e Feltrinelli hanno proposto diverse opere, dai romanzi ai saggi, fino ai racconti e alle poesie. La Berberova era legata a Vladislav Chodasevic, un poeta russo. E dalla poesia non si è mai allontanata, anche quando dava alle stampe tutt’altro. La consacrazione come poetessa arriva con la vecchiaia. Ormai ottantenne, dopo il successo de “Il corsivo è mio”, la sua autobiografia con pagine e pagine dedicate allo scrivere, Nina Berberova seleziona le liriche composte tra il 1921 e il 1983, rimarcando di essere anzitutto una verseggiatrice. Molto prima ci sono stati i racconti “Il giunco mormorante”, “Il lacché e la puttana” e il romanzo “L’accompagnatrice”.

Sebbene dissimili per trama, tutte e tre le opere riflettono una forma di nostalgia, di isolamento, che, nonostante i camuffamenti, è probabile fosse dell’autrice. Al centro di questi classici, le donne, a volte delicate, altre arcigne. Sebbene li abbia letti in momenti diversi, è uguale la tensione che mi hanno lasciato. Vincere o perdere pare relativo nei romanzi della Berberova, perché si lascia andare sempre qualcosa. Il che è vero, a maggior ragione per una donna scappata dalla sua terra e che mai ha trovato pace.

Dal Giunco mormorante a L’Accompagnatrice

Il giunco mormorante

È la storia di un amore irrisolto, incontenibile, ma anche degli scherzi del tempo, della lontananza. Il lettore conosce una ragazza, voce narrante, e il suo amato Ejnar. I due si stringono: lui sta per lasciare Parigi, diretto a Stoccolma. Lei non parte. Resta a Parigi. Accudisce uno zio anziano e facoltoso. Col passar del tempo, i ricordi la assillano. Reagisce e stabilisce una no man’s land emotiva, un punto dal quale deve ritornare immediatamente, pena la sua dignità. E quando Ejnar sembra distante per sempre, eccolo che ritorna, diverso eppure uguale. Un racconto sublime sulla lotta perpetua dell’uomo contro il destino. Per me il miglior racconto della Berberova.

Il lacchè e la puttana

La vita di Tanja, la donna che cerca con tutta se stessa di farsi mantenere e di conquistare le attenzioni di un uomo. In rotta con la sua infanzia, guarda a quante sono riuscite ad abbindolare qualche danaroso. In seguito ad un alcune disavventure sentimentali, si convince di non poter fare altro che vendersi. Nostalgico, ma bello.

L’accompagnatrice

Una pianista povera e una cantante che non ha mai conosciuto la miseria. Due vite affini eppure parallele, fino a quando la cantante non sceglie la pianista spiantata come sua accompagnatrice. Inaspettatamente, come in “Eva contro Eva”, celebre film sul conflitto femminile senza esclusione di colpi, le due donne si fanno la guerra. L’accompagnatrice va in tilt e la narrazione si concentra sulle sue elaborazioni, sui suoi dubbi. Claude Miller ne ha tratto un film negli anni Novanta.

Nina Berberova ha scritto tanto altro. Vi ho raccontato quello che so. Posso anche dirvi che il suo talento è stato riconosciuto tardi e che è stata assimilata a Turgenev e a Chekhov. Era conosciuta anche in America, dove a partire dagli anni Cinquanta ha lavorato come editor di “Mosty” e come insegnante.

 

 

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