Non volevo mica dirti addio

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Se a poco a poco cessi di amarmi
cesserò d’amarti poco a poco.

Se d’improvviso

mi dimentichi,
non cercarmi,
ché già ti avrò dimenticata

Pablo Neruda

 Chiederti aiuto mi è costato. Mi è costato perché io non chiedo mai aiuto, e mai avevo chiesto aiuto agli uomini prima di te. Sono sempre naufragata nei miei umori ondivaghi, nei marosi dei miei sogni appesi, delle mie aspirazioni vaghe, delle mie paure, della mia smania di vivere in luoghi più umani. Una frustrazione che ancora oggi, a volte, mi scoppia tra i palmi e che a stento riesco a sublimare, inchiodandomi alla peggiore proiezione di me.  Ho sempre agito così: per un nonnulla crocifiggevo l’amore e chi per me diceva di provarlo. Mi sentivo forte nel silenzio, e impenetrabile. Ma l’orgoglio è la corsia preferenziale per lasciar svaporare i sentimenti, per lasciarli seccare, fino a non ricordarsi nemmeno di averli provati.

A questo passaggio hai assistito pure tu. Ti ho minacciato, con in mano un cerino, di bruciare tutto di noi e di tirarmi dietro, in culo al mondo, le risate, le intese, i baci, gli schiaffi, l’amore, le mani,gli scontri, le bocche, le vacanze, i libri, i film, le passeggiate, i giorni e le notti.

Io non volevo che il fiume dei nostri sentimenti prendesse a stagnare dopo una sera di luna storta, ma non riuscivo a dirtelo. Avvertivo solo montare il disagio per il silenzio dietro cui mi ero trincerata, escludendoti per orgoglio dalle mie congetture inutili. Già, l’orgoglio. Quante volte ci siamo accapigliati per la tua convinzione che l’orgoglio è il pane di chi vuol starsene da solo e non intende lasciar passare nessuno dalla porta della condivisione?  Così, in nome di un avvertimento, ho risalito le sponde che avevo percorso all’incontrario, ruzzolando, di tanto in tanto, sui ricordi scalciati un po’ più lontano. Ho seguito le tue tracce e salvato dalla rete dell’incomprensione l’incontro dei nostri sguardi. Credevo, sbagliando, che un compagno di vita fosse per dovere un cavaliere errante, un vagabondo sempre in cerca di me, anche nel buio di un momento. Credevo che questo suo avanzare prescindesse da quello che io sarei stata disposta a dargli, a raccontargli, ma è evidente che avevo torto.  L’amore non è la corsa di uno verso l’emisfero dell’altro.

È la partita di due, l’incontro a metà strada. È una corda che si sfilaccia non appena uno distoglie l’attenzione e la riversa altrove, fuori o dentro da sé. Lo diceva anche Neruda, in Se tu mi dimentichi, che l’amore è un sinallagma.

Se mi fossi nascosta nel silenzio tra le fronde intonse dei miei pensieri avrei di certo fatto esaudire la profezia del vate cileno condannando allo sfascio quella nostra capanna in mezzo al mare, e con essa noi. Ci avremmo messo poco per andare a fondo nella corrente. Le coppie si illudono che il tempo blindi la loro storia, la protegga dalle incursioni esterne. Certo, l’amore quotidiano, evoluzione naturale dell’euforia dell’innamoramento, compone nei giorni una fortezza, mette in piedi una stanza segreta inaccessibile agli estranei. Ma basta un inciampo per la prima crepa. Allora gli amanti dovranno intonacare con pazienza, sostituire il materiale e questo tutte le volte che ce ne sarà bisogno. Io me ne volevo dimenticare con una scrollata di spalle. E, in effetti, me ne ero dimenticata. Ho sentito scricchiolare le pareti ed ho visto le onde avanzare. Tu raccattavi le foto, i vestiti, tutti i preziosi immateriali. Mi chiedevi di darti una mano. «Che fai? non vedi che affonda tutto?» hai detto. Io ti ho guardato e mi sono voltata dall’altra parte. Volevo studiare le onde, volevo vedere se ce l’avrebbero fatta a buttar giù gli archi e le porte, a spugnare le colonne e le basi. E tu continuavi, continuavi a mettere via cose, a preparare i remi per ributtare in acqua la zattera ammarrata da una stagione. L’acqua ha dovuto salirmi alle ginocchia per mettermi paura, per farmi rinsavire. Allora ho preso a vogare anch’io, e ti ho chiesto aiuto perché la fatica faceva male. La fatica di impegnarmi per salvare un impero di bellezza da una mania distruttiva sciocca e spaventosa.

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