Paura di volare e l’autrice che scriveva come un uomo

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Fosse scritto adesso non farebbe poi tanto rumore. Fosse scritto adesso dovrebbe vedersela con le sfumature di grigio che con questo libro non condividono le pieghe sociali. Parlo di Paura di volare, il best seller degli anni Settanta che tra sequestri e dissequestri ha venduto solo in Italia oltre trecentomila copie. Il romanzo, scritto nel 1973 dalla newyorkese Erica Jong (quella che parla di sesso come un uomo), racconta le disavventure di Isadora Wing, la più spregiudicata protagonista della narrativa del Novecento.  Negli anni della rivoluzione femminile i collettivi lo consideravano un cult e ne leggevano i capitoli in gruppo. Per la prima volta un’autrice osava scrivere di desiderio, di noia, di indipendenza, di coppie, della ricerca della propria personalità (A poco a poco cominciai ad accorgermi che ero molto più felice senza Brian, che la sua energia frenetica mi aveva rovinato la vita, che le sue fantasie sfrenate mi avevano impedito di averne di mie.  A poco a poco cominciai ad apprezzare i miei pensieri. Cominciai ad ascoltare i miei sogni. Era come se fossi vissuta per cinque anni in una stanza blindata e mi avessero finalmente liberato). Un terremoto sociale, un fiume di parole che hanno indignato le famiglie bene, gli uomini, le mogli insoddisfatte ma abili a nascondersi o a lasciarsi sopraffare dalla frustrazione. Henry Miller ha associato questo lavoro al suo “Tropico del cancro” ritrovandovi la medesima disinvoltura e irruenza. La paura di volare ha sì a che fare con gli aerei ma è anzitutto un fatto emotivo, che a quei tempi riguardava tantissime donne. Leggere questo romanzo voleva dire interrogarsi, trovare un punto di riferimento, spunti per il dibattito femminista che dilagava. Il libro è fuori commercio. Io mi ci sono imbattuta per caso, un sabato che me ne andavo in giro per Napoli, tra le bancarelle al centro storico. La scrittura è luminosa, c’è ritmo, molta ironia. Ed è un pezzo della socio-cultura mondiale che non volevo perdere.

LA TRAMA

Il romanzo è scritto in prima persona. L’io narrante è di Isadora Wing – 30 anni, insicura, autrice di una raccolta di poesie erotiche, una gran parlantina e una ridda di pensieri. Isadora ha alle spalle un matrimonio con uno psicotico. Quando farete la sua conoscenza, è diretta a Vienna in compagnia del suo secondo marito, psicanalista. Il loro rapporto stagna. A Vienna Isadora conosce Adrian Goodlove, uno psichiatra lainghiano, sostenitore della poligamia. Isadora se ne invaghisce, molla il marito e segue Adrian in giro per l’Europa. L’atmosfera, dapprima euforica, si fa poi spinosa. Adrian non è ciò che sembra: molto più egoista che esuberante, nasconde più di un segreto. Durante la fuga con lui, Isadora si abbandona a ricordi, rivelazioni, nostalgie  e progetti. Adrian, per quanto menefreghista, una cosa la comprende: Isadora non fa che aggrapparsi agli uomini. Il viaggio diventa quindi il pretesto per rivisitare la sua esistenza e per frugare meglio dentro se stessa.  I capitoli, tra presente narrativo e flashback, corrispondo a diversi periodi della vita di Isadora, che si abbandona a digressioni e a riflessioni, quasi fosse in psicoanalisi. Il finale è un altro viaggio, una vittoria personale e non per questo insignificante.

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    One thought on “Paura di volare e l’autrice che scriveva come un uomo

    1. […] di desiderio, di noia, di indipendenza, di coppie, della ricerca della propria personalità. Qui il post che ho scritto ad […]

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