Primo amore e altri affanni di Brodkey: l’epica dell’animo umano

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L’epica dell’animo umano. I sentimenti nelle pagine, ineffabili eppur magicamente resi. Avete mai letto “Primo amore e altri affanni” di Harold Brodkey? Se la risposta è no, è ora di innamorarvi di questa raccolta, apparsa per la prima volta nel 1958 in America e riproposta nel 2011 in Italia da Fandango libri, traduzione di Grazia Rattazzi Gambelli e Sandro Veronesi. Quando il libro fa la sua comparsa, Broadkey era già considerato il Proust americano. Il New Yorker gli aveva pubblicato decine di racconti, uno più bello dell’altro.

“Una sera di gennaio, mentre Duncan e io camminavamo lungo il fiume Charles – faceva freddo e c’era nebbia – giurammo di non nasconderci mai la verità l’un l’altro, di riconoscere sempre i nostri errori, di ammirare reciprocamente le nostre virtù, di diventare uomini di valore e di andare in Europa insieme, quell’estate, per un anno, lasciando l’Università, qualsiasi cosa i nostri genitori dicessero o facessero al riguardo. Ci saremmo portati le biciclette, saremmo stati frugali, avremmo fatto una vita semplice e sana, avremmo approfondito la nostra cultura e raffinato la nostra educazione”.

Le trame sono l’ultimo elemento da considerare. Non stiamo parlando di racconti dove ci sono inseguimenti o che. I protagonisti sono famiglie, coppie, amici. Le ambientazioni sono cittadine, tra case, università e viaggi in Europa. Questi scritti sono preziosi per la scrittura e d’altronde non penso di aver mai consigliato un libro per una ragione diversa. Sono racconti raffinati. Ogni parola, ogni singola parola, è proprio dove dovrebbe essere.

“Non mi va di restare in casa, disse, e mi condusse fuori sotto il portico. Restammo lì, abbracciati. La pioggia stava diradando. Ciao, pioggia, disse Eleonora con tristezza. Era come guardare un sipario che si alzasse lentamente tutt’intorno alla casa. Sotto i lampioni, gli alberi scintillavano”.

Alla Knopf, storica casa editrice di New York, era Gordon Lish il suo editor (sì, proprio quel Lish, quello che sfrondava i racconti di Carter e li ha resi minimali, tanto amati). Ma Broadkey con il minimalismo non c’entra nulla. La sua prosa è corposa, vibrante. L’effetto della sua penna sul foglio è lo stesso di un pennello impressionista sulla tela. Un coinvolgimento inevitabile.

Broadkey è stato un re del racconto. Leggetelo e fatemi sapere.

 

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