Quello che la mente non considera

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Le sere vicine al mare, felici di scappare dai soliti fine settimana, dalla gente. Dai ragazzi e dalle ragazze in fila per ballare tutta la notte con una cuffia fluorescente nelle orecchie, eccitati da fiumi di alcol: sorridere, mettersi in posa, schivando a malapena fossi neri, vuoti emotivi.

Noi no, almeno non insieme. Se stiamo insieme.

C’è chi cerca la folla, i capannelli fuori ai disco bar, le piazze gremite. La nostra folla siamo noi, la fantasia, le storie. Odiare la solitudine è il motto di tutti. Ma la solitudine non è un male, basta non diventi un vizio o un alibi. Tu ed io ce lo siamo raccontato senza parlare. Orsi dentro, rabdomanti della bellezza, controcorrente. Innamorati della vita, in fuga, zero danni.

Abbiamo iniziato a cercare le isole, le spiagge deserte, il litorale d’inverno, le cose che la mente non considera, come canta Loredana in quella canzone che non ti piace. Perché, poi, mi chiedo. È così bella.

Sono preda del ricordo, adesso. Di una suggestione, di una malinconia serotina. Mi sovvengono le tue parole sull’amore, sul senso delle cose. Favole per grandi bambini o una verità per pochi, chi può dirlo.

Ti credo. E ti credevo anche quando decantavi le stelle e io ti prendevo in giro. Io non lo immaginavo mica che due anime forti, due solitudini potevano convivere, fondersi, accendere persino la gioia. L’ho scoperto. Ho anche imparato a nasconderlo, quasi si trattasse di un tesoro. E a pensarci: è così. Un tesoro immateriale, emotivo. Ho letto che gli esseri umani lo cercano finché respirano, nessuno escluso. L’amore è la risposta, cantava John Lennon. Lo è per i bambini, per i ragazzi, per quelli fuori di testa e quelli che piangono in continuazione. L’amore è la risposta, e la mente si arrende alla pelle, al cuore. Come quella sera che mi hai preso la mano. Tremare e capire che per quanto facessi resistenza con i pensieri, il mio corpo ti aveva già riconosciuto.

Quanto vale questa consapevolezza? Quanto vale quest’oro che brilla?

Tutto si paga, tutto ha un prezzo, specie l’oro.

Custodisco un segreto e non è facile rappresentarlo a chi si nasconde e ha paura di essere.

Si ama nudi, si ama liberi.

Me l’hai insegnato tu. Dicevi che però io potevo volare, che ce l’avrei fatta a spalancare le braccia, a planare.

Cammini chissà dove, sotto la medesima mezza luna.

Ho un libro con me, leggo poesie di Marina Cvetaeva: io sono una pagina per la tua penna/Tutto ricevo. Sono una pagina bianca/Io sono la custode del tuo bene.

Io sono la custode del tuo bene.

Tu sei il custode del mio bene.

Guardo fuori: la provincia, il corso che percorri in venti minuti, un bastimento di voci, di facce, di promesse, comprese le nostre. E hanno l’odore della bella stagione, delle città che abbiamo amato, del Mediterraneo.

Amarti voleva dire guardare oltre, rimirare la spiaggia deserta nei pomeriggi di maggio, i pini marittimi svettanti, sentirsi parte di tutto, anche se tutto è niente. Zigzagare per le strade, spingerti se facevi una battuta scema, impazzire nel figurarmi te con un’altra. Ridere, parlare. Baciare.

Sognare che sia sempre primavera.

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