Questa è la mia stagione: della primavera, un libro e una canzone

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È la mia stagione, la primavera. Napoli crepita, avvolta in un’aria frizzante, forse a tratti stantia, dopo l’inverno che ghiaccia i pensieri e prima dell’afa che leva il respiro e consuma. La mia collega preferita se n’è andata e io sono più triste. Lo sapevamo che sarebbe rimasta appena sei mesi, ma uno mica può evitare di affezionarsi alle persone solo perché questa società ci vuole mobili, liquidi e invisibili? Tra i ricordi c’è pure Modena, evasione di un fine settimana, con la scusa di stare un poco con la sorella emigrata in Emilia. Mi è parsa una città organizzata, bella, specie per certi scorci, apparentemente uniforme, sebbene lasci intravedere sfumature che non ho avuto il tempo di verificare. Ho fatto amicizia con i ragazzi della Ubik: avevo letto la loro storia sul Librario.it e volevo entrare a tutti i costi in libreria a curiosare. Ho preso Oleandro Bianco di Janet Fitch (bello, bello, bello, poi ci torno) e ho scambiato quattro chiacchiere con il titolare. Chiaramente, abbiamo parlato di libri e mi ha detto degli eventi in programma. Le librerie sono posti speciali. Anni fa, quando io, Francesco, Ilaria, Marco e gli altri passavamo i pomeriggi e le serate al caffè letterario Nuovevoci a Torre Annunziata, in provincia di Napoli, (eravamo tra i fondatori) ci pareva di fare la rivoluzione in mezzo al niente e ci attraversava una corrente emozionale che ha acceso e riempito di fatti condivisi la nostra amicizia. Con questo spirito penso a Port’Alba (Napoli), a com’è in questo periodo, con i giorni più lunghi e la luce mutevole. Se ci passo, nel pomeriggio tardo, le idee si schiariscono e restano solo le parole, i visi, gli sguardi che contano. Questa è la mia stagione: cerco di prendermi poco sul serio, e oltre a leggere la Fitch, ascolto Autumn Song

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