Questa volta i capelli non li taglio

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Ti ricordi quando hai compiuto 18 anni? Ora che stai per compierne 30 quella stagione di rose zeppe di spine ti pare difficile da riacciuffare. Hai attraversato questi dodici anni con lo stesso passo, solo che al posto degli anfibi indossi gli stivali, e i capelli, da lilla, sono tornati castani. E sono lunghi, non come allora, quando, all’alba del 18esimo anno di vita, corresti dal parrucchiere e gli dicesti “diamoci un taglio”. Lui ti guardò sbigottito. Non ti aveva mai allettato l’idea di un caschetto. Però, quella volta non esitasti, e lui tagliò, eccome se tagliò. Le ciocche, arruffate per antonomasia, piovevano lente e morivano sul pavimento freddo. Il parrucchiere godeva a sfoltire quella pianta ribelle, quei ricci che persino la tua insegnante di Italiano sopportava a stento. Non lo facesti per compiacere qualcuno, ma solo per stupire, per stupirti del verde che illuminava la faccia alabastrina e di quell’espressione leggera, mezza sospesa. Ti dicevano che sembravi una bambina. Tu eri solo felice di aver ingannato il tempo, di aver scherzato un po’ con lui. In pratica, senza volerlo, sfoggiavi di nuovo la faccia di quando avevi dieci anni. I capelli cosi corti non li hai più tagliati. È rimasto un unicum, un gesto avventato di cui a 19 anni eri già pentita. I ricci ci hanno impiegato tanto per inanellarsi, per addensarsi di nuovo, anche se adesso ti sei messa in testa che è meglio piastrare tutto. Fai della tua testa un mare, e gli anni sono la luna: maree alte o basse, a seconda degli umori e dei colori.

 

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