Renata Adler sul blog di Veronica Tomassini

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C’era una volta una giornalista, di origine italiana, cresciuta in America e con in tasca una laurea in Filosofia, avvalorata da un periodo di studio alla Sorbona. Lei è Renata Adler, firma prestigiosa del New Yorker, la rivista, fondata a New York negli anni Venti che pubblicava i quadretti altezzosi e ironici di Dorothy Parker (I rasoi fanno male; i fiumi sono freddi;l’acido macchia; i farmaci danno i crampi. Le pistole sono illegali; i cappi cedono;il gas fa schifo. Tanto vale vivere…).

La Adler ci scriveva di tutto: letteratura, cronaca, reportage di guerra. E scriveva anche libri. La Mondadori quest’anno ha pubblicato “Mai ci eravamo annoiati” (traduzione di Silvia Pareschi), una raccolta di riflessioni e articoli, apparsi per la maggior parte sul New Yorker e pubblicati in America nel 1976 con il titolo di “Speedboat”. A distanza di quarant’anni l’interesse per questo archetipo della non fiction risorge, prima nella Grande Mela e poi, di rimbalzo, in Italia. Il libro non ha una trama: per questo spiazzò il pubblico negli anni Settanta e per questo spiazza adesso, sebbene i lettori siano più avvezzi al genere. Attraverso spezzoni che oggi sarebbero stati benissimo in un blog, Renata Adler dà voce al suo alter ego, Jen Fain, una redattrice di provincia che arriva nella città dalle mille luci per sbarcare il lunario.

Leggi il resto qui sul blog della scrittrice Veronica Tomassini che gentilmente ospita i miei contributi.

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