Ricordi

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http://guide.supereva.it/case_editrici/interventi/2011/01/a-tu-per-tu-con-stefania-nardini

Questo è il link di un’intervista a cui tengo molto, anche se da allora sono molto migliorata. L’affezione nasce da una serie di relazioni che la rete ha provveduto a creare, tanto che oggi ho la possibilità di collaborare con l’intervistata. Ai tempi della guida di Supereva non ero nemmeno pubblicista. Mi ero innamorata del libro della Nardini su Jean Claude Izzo e desideravo contattarla. Così ho fatto e oggi la Nardini è tra i miei punti di riferimento. Se mi volto, mi rendo conto di averne fatta di strada. Ho puntato tutto sulla scrittura, sulla semplicità apparente, sulla fluidità dei concetti, centellinando parole. Scrivere per comunicare è come suonare il violino. Almeno per me, si intende. Ho stretto la mano a tanta gente, ascoltato voci e anime, attraversato i corridoi del Mattino, di La Repubblica, del Corriere del Mezzogiorno e consumato tasti e fogli. Eppure non mi sento una giornalista. Perché? Credo sia dovuto alla mancanza di un compenso, di una retribuzione, che mi induce, mio malgrado, a cercare altri tipi di lavoro. Perciò di tanto in tanto rileggo la Nardini, per illudermi che l’umiltà e un pizzico di bravura possano, prima o poi, regalarmi un sogno. Se così non fosse non importerebbe. La scrittura fa parte di me e prescinde anche dal giornalismo.
 

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