Rock in Love: intervista a Laura Gramuglia

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Lo sapete che senza Joan Baez Bob Dylan ci avrebbe impiegato molto più tempo ad emergere? E se vi dicessi che, nonostante le loro diversità, sia John Lennon che Jim Morrison hanno amato intensamente le loro donne considerandole muse, passioni anzitutto elettive? Amanti della musica immortale e della lettura, a noi le orecchie: torna, in una versione aggiornata, Rock in love – Da Elvis e Priscilla a Kurt e Courtney 69 storie d’amore a tempo di musica, (Arcana editore) di Laura Gramuglia, autrice, speaker e dj. La popolarità del libro, pubblicato per la prima volta nel 2012, viaggia parallela a quella dell’omonimo programma su Radio Capital. Laura ha raccontato le coppie rock più seducenti di tutti i tempi (John e Yoko, Jim e Pam, Jimi e Kathy e tanti altri). Storie magnetiche che hanno fatto scandalo o tanta tenerezza. Come ha scritto Linus: «Si può essere felici tantissimo per pochissimo o festeggiare le nozze di diamante. Purché sia vero amore. Meglio se rock».

Per curiosare sul libro, sul programma e sulle sue passioni ho fatto qualche domanda a Laura Gramuglia.

Laura, Rock in Love torna in circolazione, visto l’interesse dei lettori e dei tuoi ascoltatori. Ci proporrai qualche storia nuova?

Rock In Love torna in libreria poco prima di San Valentino per ovviare all’annosa questione dei regali tra innamorati (e non). Si tratta della terza edizione e devo dire che ne vado particolarmente fiera. Nuovo formato, nuova veste grafica, contenuti riveduti e corretti e storie d’amore rock che ora salgono a sessantanove. Sono molto contenta che tutte le storie raccontate su Radio Capital risultino così accessibili a tutti.

Quando è cominciata la tua collaborazione con Radio Capital e chi ha intuito che le più chiacchierate storie d’amore rock potevano appassionare sul serio?

Prima di approdare a Capital ho trascorso un paio di stagioni a Radio Deejay. Un periodo davvero molto prolifico che mi ha permesso di entrare in contatto con diverse personalità della radio e non. Già in fase di scrittura ascoltando Carlo Lucarelli ho intuito le potenzialità delle storie d’amore raccontate alla radio. Poi per carità, Lucarelli ha la capacità indiscussa di tenere incollato l’ascoltatore fino alla fine di ogni puntata con il suo Dee Giallo, potere che hanno in pochi e che lui esercita magnificamente anche su carta e in tv. Io sono molto più vincolata alla musica e non credo che la mia scrittura risulti altrettanto magnetica, sta di fatto che non ho potuto fare a meno di pensare a una sorta di Dee Rosa. Alla fine Rock In Love è stato pubblicato da Arcana e ha trovato il suo habitat ideale a Radio Capital. Meglio di così…

È stato difficoltoso trasferire le tue storie alla radio ed adattarle al mezzo? Mi spiego: come cambiano la scrittura e il rapporto con il tempo a disposizione?

Ogni storia che ho scritto per il libro è stata riadattata per il format radiofonico. Lo stesso è accaduto ai racconti scritti appositamente per la radio. Sarebbe stato assurdo non sfruttare il potere dell’ascolto e quindi ho dato molto più spazio alla musica suonata e raccontata su Radio Capital. Anche perché ho avuto carta bianca dall’ufficio programmazione e questo mi ha permesso pieno controllo sulla trasmissione. Avendo poi un’intera ora a disposizione mi sono anche divertita ad arricchire ogni vicenda di particolari che sulla carta rischiavo di perdere o di smarrire rispetto alla vastità di una storia che comunque dovevo condensare in poche pagine. E considera che a volte si è trattato di narrare relazioni durate una vita intera.

Com’è che ti è balenata in testa l’idea di scrivere un libro dedicato alle storie d’amore nate nell’universo del rock?

Si tratta di una passione radicata in me fin da bambina. Lo racconto nell’introduzione del libro. Mi chiamo la ragazza della canzone. Se all’inizio tutto ciò che desideravo era diventare la protagonista di un brano o la musa di un autore, ho capito presto che era molto più divertente stare dietro le quinte e andare a dare un’occhiata più da vicino a vite che sembravano davvero avere i contorni di una favola. Le biografie mi appassionano da sempre, alcune superano le fantasie più articolate, per non parlare delle canzoni, che ancora una volta giungono in aiuto per fornire una mappa sentimentale di chi abbiamo a fronte o soltanto nelle orecchie. Anche se è sempre bene ricordare che le canzoni sono più di chi le ascolta che di chi le compone.

Qual è la coppia che ti sei divertita di più a raccontare?

Ho sempre molte difficoltà a rispondere a questa domanda perché, per quanto possa sembrare assurdo, soprattutto in fase di scrittura mi sono identificata con ogni storia raccontata. La mia favola ideale è certamente rock, forse perché fin da bambina amavo addormentarmi sul racconto dell’omicidio Lennon. Un po’ strano lo so, ma mio padre si appassionò talmente alla vicenda… Ricordo addirittura che impersonava sia Lennon che Chapman con la penna in mano prima e la pistola poi. È difficile scegliere una storia in particolare. Lou Reed e Laurie Anderson hanno avuto la fortuna di vivere l’amore dei cinquanta, un amore maturo e coraggioso, al di sopra dei colpi di testa giovanili. Impossibile anche non desiderare solo per un giorno la vita e gli amori rock di Kate Moss che nel libro affianco a Pete Doherty, ma ho avuto davvero l’imbarazzo della scelta. Non parliamo poi di cosa deve essere stato scorrazzare tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio dei Settanta a bordo di decappottabili lanciate in corsa dai Rolling Stones. O ritrovarsi nei camerini bollenti dei Led Zeppelin…

Se potessi intervistare una delle tue eroine (da Joan Baez a Yoko Ono) chi sceglieresti?

Anche in questo caso non ho che l’imbarazzo della scelta. Joan Baez, Joni Mitchell, sarebbe fantastico scambiare due chiacchiere con loro sulla scena californiana degli anni Sessanta, le origini, il folk, i primi festival e la comunità hippie. Yoko Ono vorrei incontrarla ogni giorno della mia vita, anche perché per quanto sia stata sempre al centro della scena in tutto questo tempo va ricordato che non ha mai pubblicato un’autobiografia. La rimanda da sempre, dice che le crea tristezza scrivere guardando a ciò che è andato, per quanto sia stata una donna ostinata nella celebrazione del suo passato, d’altronde è lì che riposa suo marito. Mi sarebbe piaciuto incontrare anche Linda McCartney. Quando quest’estate per la prima volta ho incrociato lo sguardo di Debbie Harry ho avuto i brividi e ogni volta che Patti Smith arriva in Italia non mi perdo mai un suo concerto. Ma nella sua follia stimo molto anche Courtney Love e tutte quelle signore un po’ sfacciate del punk e del rock che sono arrivate vive e vegete fino all’oggi e guardano al futuro con la stessa aria di sfida che avevano da ragazze.

Meglio Jim Morrison o John Lennon?

John Lennon voleva vivere. Quando è stato ucciso aveva milioni di progetti in testa, dischi da scrivere, persone da incontrare e un figlio da crescere. Jim Morrison probabilmente non aveva più nulla di tutto questo. La storia del rock è lastricata di pietre rotolate via troppo in fretta. È difficile giudicare, alcuni si sono tolti di mezzo da ragazzi, la maggior parte ha raggiunto la popolarità prima dei trent’anni, dei giovanotti immaturi se dovessimo considerarli coi parametri di oggi. Non condanno e non esalto nessuno per le scelte compiute, anche per le più radicali. Certo, oltre alla giovane età, oltre al successo, bisogna considerare che la storia del rock è lastricata di amore, sesso, ma soprattutto di droga. E anche quando da giovani ci sembra di capire i turbamenti del nostro idolo non potremmo esserne più lontani. Certamente Rock In Love mi ha permesso di guardare queste vite attraverso un’ulteriore lente e quello che ho visto a volte ha confermato la mia esaltazione, altre l’ha un po’ delusa e mi riferisco alle vicende personali dei protagonisti. Poi per carità, l’artista sul palco e in studio rimane tale, ma suscito sempre un certo malcontento in sala quando ammetto che secondo me Bob Dylan è un grandissimo stronzo.

Questo post è apparso su C’è vita su Marte

 

 

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    1. […] Lennon andava con gli uomini? Sono solo fatti suoi, Yoko 14 ottobre 2015   Riflessioni   No comments Dite la verità, siete fan dei Beatles e come tutti i fan dei mitici quattro (li sogniamo la notte, lo so) odiate profondamente Yoko Ono. Io non la odio (pensate, siamo nate lo stesso giorno). Anzi, ho sempre pensato che lei e John fossero una bella coppia. Una di quelle da romanzare, tant’è che Laura Gramuglia, voce di Radio Capital, l’ha scelta tra le storie d’amore per il suo mitico “Rock in love”. […]

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