Scene di vita #1 – Alla stazione centrale

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Siamo in una stazione, due amici si incontrano. Hanno 30 anni e si sentono sfigati. Più chiare le ragioni di lui che di lei

Sono le 08.40 di un giorno qualunque. Due amici di vecchia data si ritrovano su un binario della stazione centrale. Entrambi attendono il treno che li condurrà più vicini agli uffici dove lavorano. Sbadigliano. Lei smanetta con lo smartphone e lui stringe in un pugno un libro di Cheever. Si salutano, parlano. Il tempo è poco e la chiacchierata va dritta al sodo.

«Sai, lascio la casa. Torno in provincia, dai miei. Anche perché me ne voglio andare dall’Italia.  Penso a Londra o a Parigi».

Lei sbarra gli occhi, gli dice che se questa è la sua idea allora non ha senso dar via i soldi per l’affitto. Gli chiede: «Perché te ne vuoi andare?».

«Ogni tre mesi ho l’ansia che non mi rinnovino il contratto. Il capo è stato chiaro: ci sono pochi soldi e se la situazione permane, non mi stabilizza».

Lei annuisce, gli dice che il suo capo invece paventa tagli anche agli assunti a tempo indeterminato. «Siamo tutti nella stessa barca» sospira.

Lui ammette che ha l’ansia: è curioso, ma ha paura.

«Di che?» indaga lei

«Non lo so. Di lasciare, di ricominciare. Non ho granché tra le mani e al contempo non riesco a svoltare, a saltare».

Anche questa volta lei comprende bene.

«È come esitare sul bordo di una piscina. Vorresti buttarti, sondare com’è l’acqua, ma ti racconti che forse, se ci pensi a fondo, il bagno potresti risparmiartelo».

Silenzio. La metafora è perfetta, e comune. Un patema generazionale, c’è poco da fare.

Arriva il treno, si va a destinazione e tutto ricomincia.

 

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