Scene di vita #3 – Di amici e di una parte della vita

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Un gruppo di amici siede intorno al tavolino di un bar. L’ennesimo che incontro, l’ennesimo in cui mi rivedo a specchio, anche se io e gli altri, amici di altri tempi, non avevamo lo smartphone o i social, e al massimo ci scrivevamo su Messanger. I giorni volavano in un’aula, e poi sulle scale, nel Cortile della Minerva. Il diritto ci occupava i pensieri per il tempo di una lezione, e basta. Non per questo eravamo asini, anzi. C’erano dei bravissimi, io stessa collezionavo bei voti, dopo un inizio non proprio spumeggiante. Sugli scalini ridevamo, ridevamo da matti, qualche volta ci disperavamo, per amore o per la politica. Venivamo dalla bambagia, ma pure dalla strada. Il mondo era rosso o nero, sognavamo un’altra vita, proiettati, a seconda dei caratteri e degli umori, nel ieri o nel domani. I naif citavano Pasolini e guardavano i film da cinema d’essai, gli altri li canzonavano e li chiamavano noiosi. Nel frattempo, però, imparavano e facevano spazio alle nuove dritte. La musica, rock, punk e disco, ci coinvolgeva. Erano più bravi i Led Zeppelin, i Rolling Stones o i Ramones? “Tutti mostri sacri” risolvevamo, neanche fosse una questione primordiale. Eravamo felici nell’attesa del domani, o di una serata. Prendevamo a calci i preconcetti, quel che non ci piaceva. Ci sforzavamo di interpretare il futuro, ma per scherzo. In fondo ignoravamo il tempo e lui faceva uguale. Finché ci ha fregati, e sorpresi grandi, imbottiti di speranze e di parole. Non facevamo che parlare, ci pareva l’unica cosa sensata da fare, la grande via per comunicare. Non lo sapevamo mica che eravamo fragili, che nessuna corazza sarebbe bastata contro le amarezze e le delusioni? Il mondo cambiava tutt’intorno e non ce ne accorgevamo.

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