Se il dibattito politico si fa in treno

strillone
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Stamane nel treno della Circumvesuviana dieci pendolari, età dai 35 ai 5o anni, si sono abbandonati ad una querelle politica.  I due filoni del discorso erano:

  1. Chi cavolo votiamo alle prossime elezioni visto che sono tutti degli imbroglioni
  2. I giovani stanno inguaiati perché non avranno un futuro

Nello specifico:

  1. Su dieci persone, tre non andranno a votare: credono che le votazioni saranno una farsa, perché la legge elettorale non è stata modificata
  2. Su dieci persone, dieci hanno chiaramente detto che accetteranno chiunque al Governo fuorché Berlusconi (Berlusca, pure la nonna ha capito che è tempo che ti ritiri su un’isola)
  3. Su dieci persone, due hanno seriamente considerato l’ipotesi di votare Grillo, “unica carta non conosciuta”.

Tutti sostenevano poi:

  1. Che l’Italia è un paese pessimo
  2. Che gli italiani sono un popolo di capre (a questo punto ho iniziato a chiedermi se esiste un italiano che vuole bene all’Italia. Lo so che va tutto a rotoli, ma cavolo il popolo può cambiare le cose, o no?)
  3. Che la Francia e la Germania sì che sono paesi (a volte, nei momenti di rabbia, lo penso pure io, però poi mi passa. Sta di fatto che il primo motivo per cui queste nazioni sono migliori è che la gente non sputa nel proprio piatto: sputano nel nostro perché glielo lasciamo fare)
  4. Che sarebbe meglio tornare agli anni Venti o Trenta, “perché stavamo meglio quando si stava peggio”.
  5. Che i giovani sono come malati terminali. (Ho provato a ribattere dicendo che avremmo bisogno di un po’ di incoraggiamento… )
  6. Che tocca ai giovani cambiare le cose perché per loro non c’è futuro (ho ribattuto che mi stavano dando proprio la giusta carica per andare a lavoro…).

Poi sono scesa dal treno. Beh, ho pensato e ripensato a quella discussione, un po’ perché questi strani fenomeni sociali mi attirano come il miele, un po’ perché ascolto molto la gente.

Ebbene, credo:

  1. Che chi sognava un popolo amareggiato e distratto ha realizzato il suo piano
  2. Che a questo punto sarebbe meglio che le campagne elettorali si facessero in treno
  3. Che non so come salveremo il Paese se la gente pensa che faccia schifo
  4. Che il popolo è sovrano, nonostante tutto
  5. Che se non facciamo sentire la nostra voce prima o poi il voto ce lo toglieranno
  6. Che tutto questo dissenso va comunicato sul serio, in modo costruttivo, non sui treni, ma nelle associazioni, nei partiti
  7. Che la democrazia si alimenta di idee e di passione e che potrebbero togliercela del tutto se non stiamo attenti
  8. Che bisogna elaborare delle proposte e non smettere di immaginare che il Paese che vogliamo si può costruire
  9. Che ogni tanto è bene spegnere il pc e incontrare le persone
  10. Che ricordare ai trentenni che avranno una vita di merda non è una bella cosa, specie se pensiamo che sono stati i loro padri a consegnare loro questa macchina scassata
  11. Che è ora che qualcuno si assuma le proprie responsabilità, anche tra la gente: è vero i politici fanno ribrezzo, ma ho imparato che la chioma di un albero è comunque il prolungamento delle sue radici
  12. Capita la metafora?

 

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