Solo a Parigi e non altrove: intervista a Luigi La Rosa

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C’è chi ama Parigi con una ferocia a dir poco voluttuosa e chi la detesta completamente. Luigi La Rosa, scrittore e curatore di diversi testi, il suo primo romanzo l’ha ambientato proprio là. “Solo Parigi e non altrove” (Ad est dell’equatore) è una guida sentimentale ed artistica della ville lumière, alla scoperta dell’arte, della bellezza, della vita dei più grandi scrittori, scultori, musicisti, poeti di tutti i tempi. È un caso che quasi tutti gli artisti del passato hanno amato il capoluogo francese e qualche volta hanno finito col viverci? Luigi si rende conto presto che no, non è una coincidenza. Le personalità libere e creative hanno stabilito con Parigi una relazione emotiva, e lo stesso capita al nostro autore che farà di questa metropoli la sua destinazione.

Ogni giorno, per mesi, Luigi ricerca gli echi di quel che fu, da Baudelaire a Nadar, da Proust a Colette, da Hugo a Moreau, da Piaf a Modigliani e tanti altri. Ha fame di storie gloriose perché è in esse che la città si rivela. Le storie gli piovono addosso, man mano che si documenta, man mano che scatta foto. Parole e immagini sono una sola cosa in questa pubblicazione che traccia una cartina precisa: luoghi dentro ai luoghi, destini nei destini, come in un gioco di incastri. Se state per partire per Parigi, leggete questo libro dalla prosa avvolgente. Vi sorprenderete di come il racconto di un’esperienza personale può diventare un vademecum, un terzo occhio, per turisti e giramondo. E se non state partendo, leggetelo uguale: vi farà compagnia, come solo le storie migliori fanno. Abbiamo rintracciato Luigi e gli abbiamo fatto qualche domanda.

Luigi, com’è nato il libro?

Il libro è nato in modo magico, quasi alchemico, nel senso che è frutto di un’imposizione della storia alla mia stessa volontà. Mi trovavo a Parigi per scrivere d’altro, covavo da tempo due idee ben precise ed ero arrivato in città per ampliarle e svilupparle, ma pian piano, le voci straordinarie degli artisti parigini si sono impossessate della penna, e non ho potuto che inseguirle, registrarle, trascriverle emotivamente. La scrittura ha dettato la sua legge, ed io sono solo stato il suo umile strumento.

Leggendo il romanzo si evince la tua fascinazione: a Parigi tutto trasuda cultura, bellezza, rispetto per quel che è stato, tra genio e sregolatezza. Quando hai capito che Parigi era una meta elettiva, una città da amare?

Da subito, fin dal primo istante, come racconto nel libro, fin dalla prima passeggiata sul boulevard Montparnasse, quartiere in cui durante quella vacanza risalente al 2010 avrei soggiornato. Da subito ho sentito un’intensità, un bisogno di verità e un’accensione che sarebbe stato impossibile ignorare. Da subito mi sono, assai più banalmente, sentito a casa, e ho avvertito, nel rapporto con la città, il crisma di un destino, di una fatalità esistenziale.

Rievochi la vita e i pensieri di scrittori, pittori, musicisti. A quale personalità ti senti o ti sei sentito, camminando e curiosando, più vicino?

Mi sono sentito vicino a tante personalità, è vero, ma alcune mi hanno sedotto inevitabilmente più di altre. Una fra tante Camille Claudel, scultrice immensa, residente ad appena qualche isolato da casa mia, una donna tormentata e abbandonata, che sull’isola di Saint Louis consuma i giorni che precedono l’internamento in manicomio per volere della madre e del fratello, zelanti cattolici. La fine della storia d’amore con Rodin, suo maestro e amante, segna per Camille la fine stessa della libertà e di ogni gioia. Questa creatura intelligentissima e piena di fascino, punita doppiamente per la scelta di essere artista e donna in amore mi ha sempre segnato dentro. Nell’ingiustizia che racchiude la sua fine c’è davvero la storia di tutte le sofferenze e le umiliazioni che le donne e gli artisti hanno subìto nel correre dei secoli. La sua vicenda è un esempio magistrale, al quale tutti dovremmo guardare, per coraggio, per fierezza, per disperazione.

Il tuo romanzo sta coinvolgendo tanti. Non ne fai segreto su internet. Che umori percepisci durante le presentazioni? Tutti pazzi per la ville lumière?

Sì, il libro sta avendo un discreto successo, e soprattutto è attraverso facebook che mi stanno raggiungendo tanti lettori appassionati. Ho scoperto, che al di là dei luoghi comuni che riguardano Parigi e dei non pochi pregiudizi che spesso anche noi italiani ci portiamo dentro, questa città è ancora al centro di una venerazione, di un amore universale. E’ ancora la città dell’utopia, del sogno, della libertà, la patria della Rivoluzione Francese. E’ ancora un luogo toccante, che ha tanto da trasmettere a chi si nutre d’arte.

Per te scrivere è…?

Potrei dire con una formula un po’ retorica “vivere”, in realtà aggiungo che è tante altre cose: guarire dalle mie ferite, attingervi per trasformare il dolore in ricerca di bellezza, interrogare le cose cercandone un senso profondo e ultimo, forse provare a dare significato e forma alla mia stessa vita.

E viaggiare?

Viaggiare è scrivere col corpo, con la mente, con il pensiero. Mi definisco un nomade per vocazione e per nevrosi, nel senso che rimanendo troppo nello stesso luogo finisco sempre per esser colto dal desiderio inestinguibile e divorante di fuggire. Viaggiare è soprattutto questo: guardare il mondo con occhi sempre nuovi.

Scriverai ancora di Parigi?

Sì, sto già lavorando a due nuove cose, dei racconti e un lungo romanzo, tutti ambientati a Parigi. E’ il fondale nel quale ritrovo le variazioni e i cromatismi della vita, il palcoscenico ideale dell’eterna commedia umana, ed è per me un costante, risonante oceano d’immagini, visioni, ispirazioni.

 

 

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    2 thoughts on “Solo a Parigi e non altrove: intervista a Luigi La Rosa

    1. SILVANA

      Da vent’anni ho una appartamento a Parigi in una multiproprietà che mio marito mi ha regalato alla nascita di nostra figlia, pensando che quello era per me il regalo più apprezzato in assoluto. Non si sbagliava, perche’ da 20 anni provo le stesse sensazioni e respiro quell’aria piena di emozioni che ogni volta mi inebria solamente soffermandomi in una piazza o in una chiesa.
      Grazie per aver scritto quello che penso. Non mancherò di leggere il suo libro

      1. Marina Bisogno

        Il libro merita, davvero. Buona serata, Silvana

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