Stanno tutti bene tranne me: intervista a Luisa Brancaccio

luisa-brancaccio
PrintFriendly and PDF

Una ragazzina e suo fratello festeggiano il compleanno di lui tirando eroina, mentre i genitori sono fuori per una crociera. Una donna annaspa nella solitudine davanti agli occhi distratti dell’esigentissimo e legnoso marito medico e i suoi figli. La giovane coppia, vicina di casa, naufraga per la morte del suo piccolino, mentre lo psicologo osserva, anche se di tanto in tanto si perde nei ricordi. In “Stanno tutti bene tranne me” (Einaudi), primo romanzo di Luisa Brancaccio, va in scena la tragicommedia tanto cara ad Ellis, il narratore dell’orrore quotidiano per antonomasia. Il titolo, evocativo, anticipa un disagio. C’è qualcosa che scricchiola nelle vite dei diversi protagonisti. Ciascuno cova il suo segreto terribile, ciascuno avanza verso un punto di rottura che sovverte l’ordine dei dettagli, a volte cari, altre insopportabili. La verità non ha tara, e la misura (dei giorni, degli atteggiamenti, della felicità, se vogliamo) è un concetto così relativo, da destabilizzare i più inquadrati. Le case, le finestre, gli spazi di confine sono i non luoghi del libro, intreccio di trame, composizione di stanze e di case attigue, di storie che prima si guardano e poi si sfiorano. I personaggi strillano, piangono, amano. Provano a farcela.

L’autrice fa luce sulla fragilità, sulla pochezza, sull’ambivalenza umana. Chi ha parlato di talento spiazzante ha detto bene.  La scrittura, perfetta, non fa una piega nella sua dura poesia.  Le parole intessono un alveare. I periodi, ben assemblati a ricreare immagini, sorreggono la trama, piena di interstizi, di aperture verso il mondo fuori dal testo.  Il lettore entra e esce dalle pagine, a seconda delle emozioni. Prende fiato e avverte montargli dentro il coinvolgimento.

Luisa Brancaccio, oltre che per i temi, il suo romanzo colpisce per la struttura, credo studiata, meditata. Quanto ci ha messo a scriverlo?

Il romanzo ha una struttura asimmetrica, con un primo capitolo che sfiora in un unico punto la vicenda principale, e storie indipendenti tra loro ma agganciate le une alle altre, per caso o per un determinismo magico che non indago. E’ una scelta, ho scelto una forma, rami di un albero anziché una sfera o un quadro di Pollock. Mi piacciono le giunture, quei punti più densi da cui parte un nuovo ramo. Non so quanto ci ho messo, non sono abitudinaria, sono incostante.

Il dolore dei protagonisti è credibile, reale. È il suo ulteriore merito. E la felicità? secondo lei dove s’annida la felicità?

Sta in giro, sparpagliata, buttata a terra, bisognerebbe essere in grado di raccoglierla, di prendersela. Io a volte lo so fare ma molto spesso no. Non ho suggerimenti da dare, ci sono solo soluzioni personali.

Alcuni dei suoi personaggi si rifugiano nei libri in maniera patologica. Altri non riescono a comunicare e ricorrono alla scrittura. Quanto c’è di personale in queste abitudini?

Leggo molto e lascio molti biglietti in casa. Ma a mia discolpa dico che non leggo in maniera patologica e non scrivo biglietti perché non riesco a comunicare in altro modo. Almeno credo.

Che rapporto ha con la revisione? Riscrive parecchio? Quanto butta via?

Non butto molto ma una certa revisione si fa sempre. Potrei rileggere ora il mio libro ormai stampato e pubblicato da mesi e trovare ancora cose da correggere. Ma sono ordinata, precisa, faccio economia, non spreco scrittura, sono una scrittrice efficiente.

Non è la prima volta che pubblica con Einaudi. Per tanti è il paradiso dell’editoria. Crede che arrivarci dipende pure dalla fortuna?

L’Einaudi mi ha accolto sempre a braccia aperte, non ho mai avuto la sensazione di trovarmi di fronte a persone poco disponibili. Se avete scritto qualcosa che vi sembra buona, provate a mandarglielo, è il loro lavoro, leggono manoscritti tutto il giorno.

Progetti letterari imminenti o per il futuro prossimo?

Ho delle storie in testa che stanno maturando, dovrei mettermi a scriverle, credo che lo farò.

 

Be Sociable, Share!

    Related posts

    Leave a Comment