Su Napoliclick la mia istantanea per la Città

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Bologna, giorni freddi tra Natale e Capodanno. Stavo là per ossequiare un’abitudine di anni e colmare una mancanza: quella di vivere in una città vivace, ma ordinata. Il silenzio delle stradine del centro storico, svuotate dagli studenti rientrati a casa, mi pareva una dimensione sconosciuta a Napoli. L’avevo lasciata brulicante di turisti, con la fila di ore per entrare nelle pizzerie rinomate e l’aria marina che ti si infila nelle narici anche a chilometri da via Caracciolo. Confidai ad una ragazza, bolognese d’adozione, che ero scappata dalla Città per qualche giorno, che ero innamorata della Rossa (la chiamano così Bologna, oltre a Grassa e Dotta) e che ci potrei vivere, anche se mi mancherebbe il mare. Lei rise, non capiva. Mi disse: “Bologna fatico a considerarla una meraviglia del mondo. Napoli lo è di certo”.  Stetti zitta. Non è forse una fotografia, questa? Una forestiera omaggia la città che bistratti. Dovrei attaccarla in camera con la didascalia “amala e ti amerà”. Il dubbio è che la forestiera avesse dalla sua la distanza, che si sa, è la prospettiva del lungo termine. A mia discolpa, dico: Napoli mi sfianca. Altro click. E poi, le togli o le dai per lei è uguale. Tanto è furba, e alla fine ce la fa. È pure bella, al di la del traffico, al di là dei tram fantasma, al di là della signora che ti scavalca alla Posta. Alzi la testa e contempli i palazzi, le forme dolci, l’armonia che sovrasta il caos di clacson e di occasioni mancate.

Io la desidero migliore, a misura d’uomo. Lei, invece, aspetta il miracolo, la buona sorte.  E sbaglia.

Ogni bel viso sfiorisce se non lo si cura. La Sirena, la donna maliarda, la panacea dei mali e dei geni creativi ha sete di politica. Una su tutte quella socio-culturale. Urge un’infusione di responsabilità e pure di consapevolezza.

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Potete leggere qui l’originale e curiosare sul portale.

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