Sul vizio di leggere, verosimilmente prima degli e-book

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C’è un vizio che mi caratterizza: leggere. Lo sanno tutti: amici, genitori, fidanzato. Leggere è vitale, nel senso che fa parte del mio quotidiano come lavarmi, bere, mangiare. Leggo da che ero bambina, avevo (ed ho) un debole per le storie. Sono sensibile alle parole, certo. E scrivo, anche. Ma scrivere ha a che fare con un’altra dimensione. Lo faccio per comunicare. Invece quando leggo evado, mi distraggo, mi curo.  Ma stiamo parlando del leggere, quindi lascio perdere i motivi per cui scrivo. Lo sapete che sul vizio di leggere ci sono tanti romanzi? Certi autori hanno vergato pagine e pagine sui ladri di libri, sui librai silenziosi, sugli sguardi complici di due ragazzi occhialuti tra gli scaffali di una biblioteca liberty. Anni fa, a Salerno, mi sono imbattuta ne “La lettrice” di Annie François, classe 1944, parigina, impegnata nell’editoria. Il libro, vera autobiografia di una passione, l’ha proposto in Italia Guanda, nel 2000. Ogni capitolo è una cagione dell’anima. L’autrice si confessa (amori, amicizie, considerazioni), giammai senza un libro in testa, una citazione da propinare, un autore da emulare. Non mancano riflessioni sulle abitudini del lettore incallito, ad esempio: in vacanza è consigliabile di gran lunga portarsi dietro un volume intonso che uno a metà. Roba da età prima degli e-book, in ogni caso. Oltre questo, c’è Parigi, le sue librerie, i suoi autori, i luoghi comuni, la convivenza con François (“Anche se stiamo insieme da più di trent’anni, i nostri libri convivono soltanto da due lustri (…). François non osa impormi le sue pagine con le orecchie, i suoi segni con l’evidenziatore”).  Un diario per appassionati,  veri maniaci. Divertente nel suo essere colto, impreziosito da riferimenti letterari. “Il lettore è capace di cavarsi gli occhi alla luce morente di una torcia elettrica, di un lampione, di un neon intermittente, di una lucina da cruscotto, di una candela. Spesso ha gli occhiali fin da giovane.  Il lettore è emotivo. Passa dal riso al pianto (…). Il lettore è volubile, passa dal classico al poliziesco, dalla sociologia al libro di viaggi, dal racconto storico al libro di cucina, dall’epistolario alla saga”. Come dicono i cinesi: un libro è un giardino che puoi custodire in tasca.

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