Supernova: quando i cannibali sono di casa

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«Camminavo in una primavera mediterranea. Sola. Ancora oceani di pensieri inquieti acceleravano ritmi cardiaci sincopati e ansiosi. Nel confuso di un tramonto marino. Il porto a pochi passi. Liberi i gabbiani in volo. La mia ombra addosso rimproverava sicurezze più che ventenni. Mi vorrei forte e coraggiosa. Pensavo. Integra stella lucente e intanto lame metalliche mi stringevano stronze i fianchi saziandosi, rubando il dolce rimasto sulla mia pelle. Frenetica inquietudine bisognosa di felice quiete. Cosi poetico e triste insieme. Sentirmi romantica nel tramonto. Come sempre musica di violini elettrificati registrati in nebbiose pianure padane ad azzerare il sonoro naturale delle onde nervose».

In principio erano i cannibali, scrittori che negli anni Novanta hanno preso a scrivere di disagio esistenziale, di solitudine, pazzia, violenza, incomunicabilità. Ad etichettarli così la critica letteraria di allora, sorpresa dagli autori pulp che ruotavano per lo più intorno alla redazione dell’Einaudi (Ammaniti, Scarpa, Brancaccio, Nove, Santacroce e tanti altri). Il realismo post moderno irrompeva nella narrativa e sebbene non sia mai stato ufficializzato come movimento, i cannibali a distanza di anni sono rimasti fedeli ai loro temi. Isabella Santacroce, ad esempio, che mi aveva impressionato con il suo “Destroy” (Feltrinelli, 1996, citazione di apertura) – storia di Misty, la ragazza che lascia la costa adriatica per Londra, legge i manga giapponesi, ascolta le Hole e si guadagna da vivere prostituendosi (Io sono il primo immoralista, con ciò sono il distruttore par excellence), è tornata da poco in libreria con Supernova (Mondadori). Un romanzo di neanche 200 pagine che si ricorda per la potenza dello scrivere. Isabella è ipnotica: periodi brevi, studiati. Ogni parola occupa un posto preciso all’interno della frase e all’occorrenza i verbi all’infinito esprimono concetti che avrebbero richiesto vocaboli e vocaboli. Se la storia conta, ma ancor più lo stile e la peculiarità della voce, allora Isabella vince. Un lavoro a levare degno di nota e che in qualche modo fa scuola.

TRAMA DI SUPERNOVA

Dot, voce narrante, adolescente spigolosa dai tratti delicati e mascolini, è figlia di una donna bellissima e fragile che vende il suo corpo agli uomini.  Dot sente sua madre lontana, la vede piangere, alla deriva, incapace di infonderle affetto e sicurezza. Si culla da sola, Dot.  Si raccomanda di essere forte e di non piagnucolare. Cresce nel niente e nel niente si lega a Divna, la bambola gotica, e al silenzioso Thomas.  Tre ragazzini che ben presto diventano inseparabili e si scambiano la pelle. La città li inghiotte, conoscono presto il sesso, i mostri che certe volte si nascondono nella mente e nel cuore degli adulti. Elemosinano amore e si fanno compagnia. Non ci sono vite infiocchettate, solo destini diversi, eppure reali, spesso compromettenti. Dire pulp, dire noir è semplicistico, certo. Tuttavia rende bene le atmosfere tra sogno  e incubo di queste pagine. Il confine tra incanto e orrore è labile, si precipita facile, più di quel che si crede. Accade a questi ragazzi, sensibili e maledetti. Isabella seleziona diverse colonne sonore per la sua favola urbana, tra queste anche “Fantaisie Impromptu” di Chopin. Dot la ascolta a ripetizione nel suo inseguire il senso delle cose, la bellezza, sebbene tutt’intorno sia solo disperazione e buchi neri. Eppure, è proprio la certezza che la bellezza esista da qualche parte a tener in vita i protagonisti, fino alla fine.

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    1. […] Dot, voce narrante, adolescente spigolosa dai tratti delicati e mascolini, è figlia di una donna bellissima e fragile che vende il suo corpo agli uomini. Dot sente sua madre lontana, la vede piangere, alla deriva, incapace di infonderle affetto e sicurezza. Si culla da sola, Dot.  Si raccomanda di essere forte e di non piagnucolare. Cresce nel niente e nel niente si lega a Divna, la bambola gotica, e al silenzioso Thomas.  Tre ragazzini che ben presto diventano inseparabili e si scambiano la pelle. La città li inghiotte, conoscono presto il sesso, i mostri che certe volte si nascondono nella mente e nel cuore degli adulti. Elemosinano amore e si fanno compagnia. Un romanzo di neanche 200 pagine che si ricorda per la potenza dello scrivere. Isabella è ipnotica: periodi brevi, studiati. Se la storia conta, ma ancor più lo stile e la peculiarità della voce, allora Isabella vince. Qui il post che ho scritto. […]

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