Tre libri da leggere che ti faranno dimenticare di scendere dal treno

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Avete mai letto una storia che vi ha inchiodato ad una pagina a tal punto da dimenticare di scendere dal treno o dall’autobus? Io sì. Mi è successo almeno tre volte, forse anche di più. Ho letto con trasporto Viviane Élisabeth Fauville (Adelphi), l’esordio letterario di Julia Deck, ad esempio. Merito della scrittura laconica e incalzante, degli umori di Viviane, la protagonista (lavora nella comunicazione, sta per compiere 40 anni ed ha appena scoperto che il suo bel marito la tradisce con la sua sostituta). Viviane finisce in un gorgo, nella sua testa i pensieri si tingono di nero e compie un gesto sconsiderato contro il suo analista. È impressionante come una vita tranquilla si trasformi in un incubo. Viviane si convince che tutti tramano contro di lei e precipita in una trappola emotiva. La trama è avvincente, ma è lo stile che regge l’impianto narrativo. Cambiando il punto di vista, l’autrice entra e esce dal suo personaggio che certe volte pare fissarti negli occhi. Un libro conturbante che ancora, a distanza di quasi un anno, non sono riuscita a dimenticare.

Stessa storia con Ieri (Einaudi) di Agotha Kristof. L’immediatezza, la veridicità, la semplicità spiazzante delle parole, delle considerazioni ti catturano. Il personaggio principale è Tobias. Di mestiere fa l’operaio ed è annoiato, smarrito a causa del sentimento di alienazione che vive ogni mattina. Si sveglia all’alba e fila a sgobbare, con la testa affollata di pensieri. Vorrebbe scappare e godersi la vita, quella vera. È cresciuto nella miseria, figlio della puttana del paese. Da ragazzino riconosce suo padre tra gli uomini che vede entrare e uscire da casa, Tobias afferra un coltellaccio e glielo affonda nella schiena, spingendo con tutte le sue forze per uccidere anche la madre, stesa sotto di lui. Poi scappa e trova consolazione nella scrittura e in Line, la donna di cui si innamora. Ma chi è Line? E cosa ne è del passato ingombrante? La Kristof non dà risposte. Ci propone, con la sua scrittura esemplare, la nullità della natura umana e mette i brividi. Un romanzo meraviglioso, acido come la vita. Emozionante.

Non ho scordato neanche la voce di Stéphanie Polack, autrice di Come un fratello (Edizioni Clichy), il romanzo sulla vita di Jacques Fesch, giovane dandy che per comprare una barca (il padre non voleva dargli i soldi) deruba un cambiavalute e nel fuggi fuggi uccide un uomo. Fesch è uno degli ultimi a finire sulla ghigliottina (1957), all’età di 27 anni. La stampa ci ricama alla grande e traccia il ritratto di un giovane viziato, dissoluto, spietato. Fesch è molto meno, ma sta di fatto che l’opinione pubblica è chiara: Fesch non ha cuore e deve morire. A distanza di anni, la Polack, nipote di Fesch, ne rispolvera la storia. Quando a Parigi nel 2012 viene pubblicato questo romanzo, la Polack è già una delle voci più interessanti del panorama letterario locale. Per Paris Match è un’opera magistrale. E lo è, difatti. Non solo per la storia torbida, conturbante che rievoca. Ma anche per la struttura e lo stile. Una scrittura lacerante, fredda, laconica ripercorre i fatti, pubblici ma anche personalissimi, intrecciandoli con le vicende del personaggio narrante.

Con questo non sto dicendo che siano gli unici libri belli che ho letto. Ce ne sono stati altri e ho scritto di tutti. Sto dicendo che per qualche circostanza (stile, carattere dei personaggi) tra le righe di queste opere io mi sono smarrita, o ritrovata, chi può dirlo.

E voi, in quali storie vi siete persi?

 

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    One thought on “Tre libri da leggere che ti faranno dimenticare di scendere dal treno

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