Reality Bites: se Lelaina è una di noi

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Ci sono cose a cui non riesco a rinunciare, tipo riguardare le commedie anni Novanta. Quando arrivo a casa svuotata e troppo distratta per scrivere qualcosa (eh, ragazzi, la realtà è prepotente, nonostante gli esercizi mentali per mantenere un certo distacco dalla deriva generale) metto su uno di quei film che mi hanno fatto compagnia negli anni addietro. Avete mai sentito parlare di Giovani, carini e disoccupati, meglio conosciuto come Reality Bites?

Io l’ho visto almeno quattro volte, in un arco temporale che va dai venti ai trentatré anni e ogni volta colgo sfumature diverse. Sere fa mi sono detta che potrei essere io Lelaina nella scena in cui – con un multivitaminico in mano, discettando di tutto e di più –  dice: “In fondo mi basta poco per essere felice”.

Lelaina, Troy, Vickie e Sammy sono amici e si sono appena laureati (tranne Troy che non vuole saperne) e si destreggiano tra sogni di gloria, lavori sottopagati, affitti da pagare, relazioni sentimentali complicate e lo spauracchio della malattia del secolo, l’Aids. A fare da colonna sonora un sacco di hit del periodo (era il 1994, Ben Stiller esordiva alla regia, i Big Mountain cantavano: “Oh baby I love your way, every day”) e i dialoghi sono veloci e ironici.

Lelaina e Troy, dicevamo. Lei: smilza, arguta, appassionata di reportage e impegnata a raccontare il disincanto di una generazione. Lavora per un presentatore televisivo viscido che non le permette di crescere e di esprimersi. I suoi genitori hanno divorziato quando era bambina e mentre la madre affogava nella depressione, lei portava fuori la spazzatura e pagava le bollette. Si è laureata con il massimo dei voti, ha tenuto un discorso generazionale che massacra i sessantottini pentiti e preferirebbe farsi investire piuttosto che ammettere di essere attratta da Troy. Lui: aggressivo, figlio di divorziati, introverso, ad un passo da una laurea in filosofia e front man di una band punk – rock. Intorno ha uno stuolo di donnine adoranti che si porta a letto con estrema felicità. Preferirebbe perdere la voce piuttosto che ammettere di essere attratto da Lelaina. Gli altri (amici, genitori, piccoli grandi filarini) animano il loro quotidiano e a detta dei protagonisti non c’è un modo migliore di viverlo se non ricercando la bellezza delle piccole cose. La pellicola pare dire: “ehi tu, ragazzo o ragazza, con una barca di passioni e di aspirazioni, la società è un tritacarne e tu devi cercare di non farti troppo male“. Gli amici, le serate a giocare un gioco di società sono un rimedio abbordabile e non così scontato come pare. In ogni caso, funziona. Lelaina docet.

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