Tua madre sta in piedi a preparare il pranzo

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Tua madre sta in piedi a preparare il pranzo.  Sta in piedi anche se è domenica, anche se vorrebbe passeggiare e fregarsene del ragù e del polpettone. È affaticata per colpa degli anni e di un dispiacere, ma persevera. Desidera un complimento dal marito, che non è tuo padre, e soprattutto da te, il primogenito prediletto. Lei cucina e tu non ci sei. Sei fuori, a bere caffè, a fumare, a leggere il quotidiano o la Gazzetta dello Sport. Entri dalla porta ad ora di pranzo. Indaghi sul menù, neanche fossi al ristorante. Lei ti dettaglia le pietanze. Ti compiaci, sorridi, hai fame. Non pensi di darle una mano.

Ci sono anche io con te.

Mi prendi per mano, andiamo in giardino. Tu accarezzi le foglie, odori i limoni. C’è il sole.

Io guardo dentro, guardo tua madre che si asciuga il sudore ed ha l’espressione annoiata. Potrebbe sbottare per un nonnulla. Stende la tovaglia, piega i tovaglioli, allinea i bicchieri, assegna le posate, affetta il pane. Indefessa e puntuale, mi appare. Il marito tornerà in serata.

«Venite dentro» dice.

Ti allontani dall’albero dei limoni, lasci le forbici sullo sgabello e mi fai segno di andare.

Ti fermo e ti dico:

«Tua madre mi sembra stanca».

Ipotizzi sia colpa del caldo, ma non ti sento. So che non è vero. Tua madre apprezzerebbe una carezza, adesso. Adesso che sei un uomo e lei è piccina, con i ricordi nella testa e i riflessi grigi tra i capelli, adesso che la gioventù le trapela dagli occhi a sera, adesso che ha paura e non lo dice, adesso che vorrebbe sussurrarti restami vicino, ma continua a incoraggiarti, a farsi carico dei tuoi crucci, delle tue disfatte, a regalarti energia. Ignori i pensieri che mi balenano in mente. Io stessa mi sorprendo di questa complessità inopportuna, fuori luogo. Penso alla nonna, alle femministe, a tutte quelle chiacchiere sulla conciliazione, sulle ore per sé. Davanti ai fatti non ho teorie, oggi. Le nostre case le abitano martiri silenziose, che sorridono in cambio di uno sguardo d’amore.

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