Una serata con Gianmaria Testa

gianmaria testa alla chitarra
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Inseguo la poesia, quasi la pretendo, sebbene cauta, nelle cose che tocco e che vedo. Due anni fa ho ascoltato per la prima volta un live di Gianmaria Testa, cantautore nostrano amato nel mondo. In quella chiesetta di Sorrento, capii che la poesia lo attraversa. Sabato sera l’ho riascoltato (chitarra e voce) alla Galleria Toledo, nei Quartieri Spagnoli di Napoli. Ero là, seduta tra il pubblico, afflitta dal mal di testa, ma in attesa di una doccia di belle parole: parole vere e sapientemente scelte per dipingere una qualche verità.

Testa ha pennato le corde, cantando, una dopo l’altra, canzoni d’amore, d’addio, di battaglie sociali. L’aplomb di un uomo cortese lascia intuire, dal palco, il riserbo della penna nell’esprimere una sensazione, nel restituire, chissà dove chissà quando, un momento, che da personale, prende ad incarnare un’esperienza comune.

Mentre i miei pensieri viaggiano e il tempo caracolla nello spazio del teatro, Testa intona Tus ojos me recuerdan, un tributo a Machado ed a Paco Ibanez, cantautore catalano.

Ho un fremito. Quest’uomo ha un dono: è un artista. Me lo riconferma la dimensione che ha disegnato e che mi, ci, culla.

Ripenso a De André senza sapere che il concerto si chiuderà con un tributo proprio a lui. “Mi manca, come mi manca Pasolini” confessa Testa.

Il concerto finisce. Il pubblico gli chiede di suonare ancora. La gente è in estasi, vogliosa di cose belle, di cose capaci di far dimenticare, per una sera, quello che c’è là fuori. Testa riappare facendosi largo in una scarica di applausi. “Devo mantenere una promessa” premette, ed intona Gli amanti di Roma. La promessa l’aveva fatta ai miei amici prima del concerto, sull’uscio della biglietteria, sotto una pioggia scrosciante.

Poi ringrazia e va via, inghiottito dalle quinte del teatro.

I miei amici insistono per conoscerlo. “Dai, andiamo nel camerino e invitiamolo a cena”. Io tentenno. Vorrei evitare. Ho sempre paura di conoscere gli artisti che apprezzo. Preferisco sempre tenere distinta la persona dall’interprete.

Alla fine ci siamo andati nei camerini, e siamo andati anche a cena da Nennella, nella pancia di questa città sgangherata, annaffiata dalla pioggia.

Io ho parlato poco, un po’ per il mal di testa, un po’ per l’emozione. Ma ho ascoltato, e non solo con le orecchie.

Testa è un uomo cortese, di modi gentili, ed è umile, forse fin troppo. Pensa che ciò che fa non sia arte, ma solo una forma di comunicazione. Noi gli diciamo che si sbaglia, che non è così, ma forse siamo contenti di questa sua distanza, di questa sua prudenza, di questo suo rispetto. Tuttavia, la verità è che le parole stanno a zero. Testa è un paroliere: intercetta un’emozione, una situazione, e le filtra. Instrada storie per il mondo, le genera come ha fatto con i suoi figli, finché diventano altro da lui. Il risultato di questo esperimento, tra musica e letteratura, è la condivisione magica di un pezzo di vita. Che lui si riconosca o meno questo talento, poco ci interessa.

Testa è musica  e parole. Sì, Testa è un conduttore di poesia.

 

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